Premi e ricompense, la guida per genitori efficaci

Premi e ricompense, la guida per genitori efficaci

a cura di: Veronica Remordina
07/09/2017



Sulle modalità di elargire premi e punizioni in educazione può valere il detto: tanti genitori, tante idee diverse. In questo articolo voglio soffermarmi in particolar modo sulle ricompense. Perché, per quanto importanti siano le punizioni, i premi giocano un ruolo altrettanto fondamentale in educazione. Essi sono direttamente collegati allo sviluppo della motivazione nei figli, all’acquisizione di maggiore sicurezza e allo sviluppo di quel giusto senso di perseveranza e di miglioramento per il raggiungimento dei risultati desiderati. In questo ambito ci sono genitori che si affidano al senso comune, altri applicano lo stile educativo ereditato dai genitori, altri ancora leggono e approfondiscono l’argomento. Alcuni metodi di ricompensa hanno delle pecche tali da renderli inutili e talvolta dannosi, e ad affermarlo sono la moltitudine di ricerche che sono state fatte negli ultimi decenni. Ma andiamo per gradi.

Perché è importante "premiare" in maniera corretta un bambino o un ragazzo? Il cervello umano ha letteralmente bisogno di essere “premiato”, d’altronde l’uomo è un essere sociale, fortemente influenzato dai messaggi che riceve continuamente dall’ambiente circostante. Più questi messaggi di “ricompensa” vengono elargiti da persone chiave, nella crescita del bambino o del ragazzo, e più il suo cervello li userà per creare nuove connessioni sinaptiche per reiterare le azioni positive che ha messo in atto. Il “premio” in questo senso è direttamente collegato alla motivazione di agire e a provare soddisfazione per l’impegno che ha portato al raggiungimento del risultato.

Cosa significa "ricompensare" tuo figlio? “Premiare” e “ricompensare” tuo figlio, significa rinforzare i suoi comportamenti positivi, in modo tale che un ormone particolare, la dopamina, si attivi nel suo cervello facendo sì che la soddisfazione venga associata al comportamento che è stato “premiato”. Viene da sé che, tuo figlio sarà più propenso a impegnarsi, e a reiterare quelle azioni per cui ha già provato soddisfazione. Per tutta una serie di implicazioni psicologiche, che riguardano anche lo sviluppo dell’autostima, ciò che va “premiato” è sempre il processo e mai la persona. Premiare spropositatamente e continuamente i bambini in sé (la classica lode “bravo”), può avere come esito personalità estremamente narcisiste o personalità estremamente insicure. Inoltre, il ricorrere a premi materiali come giocattoli, soldi o dolci è del tutto inutile in un’ottica di rinforzo dei comportamenti positivi, perché la soddisfazione effimera del presente, non viene associata nel cervello al comportamento positivo attuato.

Come puoi, quindi, “premiare” correttamente tuo figlio?

Loda il suo impegno;

Loda la sua perseveranza;

Loda il processo, mai il risultato;

Evita lodi sulla sua persona;

Ringrazialo (se ti porta un disegno, invece di dirgli “bravo”, sostituisci con “grazie”);

Se fa qualcosa di positivo, il miglior premio è giocare o stare con lui;

Affidagli una responsabilità;

Mostra una mimica facciale e corporea di apertura e di sincero interesse.

 

Veronica Remordina


Veronica Remordina profilo

Veronica Remordina è Parent Coach Professionista e PNL Master Practitioner (certificazioni conseguite presso NLP Italy Coaching School), ha una laurea specialistica in Psicologia (titolo conseguito presso l’università degli studi di Pavia). E’ ideatrice e creatrice del Metodo CCA, l’unico metodo che integra le migliori tecniche del Coaching, con le più autorevoli conoscenze Psicologiche e le più efficaci tecniche di PNL nell’ambito del Parent Coaching.