Come soddisfare il bisogno di contatto del neonato?

Come soddisfare il bisogno di contatto del neonato?

a cura di: Veronica Remordina
31/08/2017



I genitori del mondo occidentale ricevono costantemente, e da decenni, segnali contrastanti riguardanti la naturalità del dormire assieme ai loro figli. L’uomo, comunemente con altre specie del mondo animale, ha sempre accudito la prole dormendoci assieme, seguendo fedelmente ciò che la natura ha lasciato trascritto nel sul DNA. Per tantissime popolazioni, ad esempio africane, asiatiche e del nord Europa, dormire assieme ai figli è del tutto naturale, condiviso e riconosciuto come indispensabile per il benessere del bambino. In altre culture, invece, i genitori sentono che l’unica scelta, per far crescere “bene” il proprio bambino, sia quella di seguire i consigli della società, che spesso in nome di un’autonomia precoce, invita i genitori a staccarsi dai loro figli fin da subito, dimenticandosi di quanto è stato scritto nel loro DNA.

Quali sono i benefici del contatto costante con i neonati?

Alla nascita, il cervello del neonato è solo un quarto rispetto al volume che raggiunge da adulto. Nascere con il cervello a questo livello di sviluppo è stato determinato, nell'evoluzione della specie, per limitare al minimo i contrattempi del parto. Se da un lato la scelta della natura di far nascere bambini con un cervello poco sviluppato, ha favorito la sopravvivenza degli stessi al parto, dall'altro ha portato ad avere neonati con alcuni aspetti vitali ancora in maturazione, tra questi la termoregolazione corporea e il respiro.

Poiché in natura nulla è lasciato al caso, e le in incubatrici non fanno parte delle risorse naturali, come può il neonato continuare il suo sviluppo una volta venuto al mondo? Da anni gli studi hanno evidenziato come la natura abbia pensato veramente a tutto, fornendo il miglior sistema di accudimento e facilitatore della crescita mai messo a punto: il genitore.

In uno studio, in particolare, è emerso che i sistemi fisiologici più importanti e vitali per la sopravvivenza come: il respiro, il battito del cuore, l'architettura del sonno e la termoregolazione sono fortemente influenzati sia dall'allattamento al seno, che dal contatto costante nei primi mesi di vita.

Contatto costante per un bambino appena nato e nei mesi successivi alla nascita, significa calore, protezione e amore, di giorno e di notte.

Se di giorno, il contatto costante può essere mantenuto tenendo l’infante in fascia o in braccio, di notte è il dormire assieme nello stesso letto che facilita lo sviluppo psichico e fisiologico del neonato. Le ricerche hanno evidenziato che i benefici del dormire assieme nello stesso letto riguardano anche la prevenzione della SIDS, la tanto temuta morte nel sonno e l’allattamento naturale che viene facilitato.

 

Alcune considerazioni.

Quando le ricerche parlano di dormire assieme, fanno una distinzione fondamentale tra bed-sharing e co-sleeping. Il bed-sharing è la condivisione del letto, mentre per co-sleeping si intende dormire assieme nella stessa stanza, non necessariamente nello stesso letto.

Parlando di neonati fino ai primi mesi di vita, la pratica del bed-sharing è rilevante per tutto ciò che riguarda lo sviluppo dell’infante come ti ho esposto nell’articolo. In seguito, è il co-sleeping che diventa un supporto allo sviluppo emotivo del bambino, in particolare nella prevenzione dell’insorgere di paure e ansie.

 

Riferimenti bibliografici, rielaborati da Veronica Remordina:

(Ball, Helen L. (2009) ’Bed-sharing and co-sleeping : research overview.’, NCT new digest., 48 . pp. 22-27.)

(Ball, Helen L. (2003) ‘Brestfeeding, bed-sharing and infant sleep. Birth 30(3):181-8)

(Korner AF, Thoman EB. The relative efficacy of contact and vestibular-proprioceptive stimulation in soothing neonates. Child Dev 1972;43(2):443-53)


Veronica Remordina profilo

Veronica Remordina è Parent Coach Professionista e PNL Master Practitioner (certificazioni conseguite presso NLP Italy Coaching School), ha una laurea specialistica in Psicologia (titolo conseguito presso l’università degli studi di Pavia). E’ ideatrice e creatrice del Metodo CCA, l’unico metodo che integra le migliori tecniche del Coaching, con le più autorevoli conoscenze Psicologiche e le più efficaci tecniche di PNL nell’ambito del Parent Coaching.