Tuo figlio rimanda continuamente di studiare, di riordinare o di lavarsi? Scopri come aiutarlo ad agire subito

Tuo figlio rimanda continuamente di studiare, di riordinare o di lavarsi? Scopri come aiutarlo ad agire subito

a cura di: Veronica Remordina
09/10/2017



Temporeggiare diminuisce il potenziale individuale e mina la speranza nel futuro e nella possibilità di cambiamento. (…) Parente stretta della procrastinazione è la tendenza a intraprendere molte attività senza portare a termine nessuna di esse. (Edoardo Giusti)

Procrastinare, rimandare, temporeggiare tutti termini che appartengono ad una vera e propria arte, quella di accumulare azioni, spostandone sempre più in là l’esecuzione. Succede anche ai migliori, sul lavoro, con gli amici, in famiglia, prima o poi qualcosa viene rimandato a tempo da destinarsi. Per alcuni si tratta solamente di temporeggiare e di esserne pienamente consapevoli, per altre persone invece il procrastinare deriva da un’abitudine mentale, che riguarda tutti gli ambiti di vita. Anche i bambini fin da piccolissimi possono avere questa tendenza, ne sono esempi le espressioni come: “lo faccio dopo”, “prima faccio così”, “adesso no”, “ora non ho tempo” ecc.

Per un genitore alle prese con l’educazione di un figlio può risultare estremamente faticoso gestire un bambino o un ragazzo che temporeggia continuamente sui compiti, sul riordinare la stanza, sul lavarsi e vestirsi… e la domanda da porsi è la seguente: da dove proviene questa abitudine al procrastinare?

L’abitudine che i bambini e i ragazzi hanno di ripetere a sé stessi, e di dire agli altri che qualcosa lo faranno in un secondo momento, viene spesso appresa e si sviluppa all’interno del modello familiare o educativo. D’altronde le figure di riferimento nell’arco della crescita di un bambino sono numerosissime e qualcuno potrebbe avere questo schema mentale del rimandare.

Spessissimo in uno stile di parenting permissivo e/o privo di fermezza, può succedere che il genitore o l’educatore chieda al bambino di fare qualcosa, MA alla prima opposizione del bambino, l’adulto gli risponda “se non lo fai adesso, lo farai dopo”, “va bene, lo farai più tardi”, o comunque accetta che il bambino non metta in atto l’azione che gli ha richiesto. Nello stile permissivo c’è spesso il timore di ferire il bambino a cui vengono posti dei limiti, o a cui viene chiesto qualcosa con fermezza. Per questo motivo, il proporre di rimandare diventa un escamotage dell’adulto poco fermo, che ritiene, a torto, di aver gestito la situazione e di non dover più intervenire. In questo contesto educativo c’è un’altissima probabilità che il bambino apprenda a ragionare in questi termini, ovvero: “le azioni si possono fare anche dopo”, e poiché non vi è una guida ferma dell’adulto queste azioni possono cadere nel “dimenticatoio”. Piccolo inciso: la procrastinazione è un comportamento appreso, non è un tratto immodificabile della persona, quindi con impegno e perseveranza anche un temporeggiatore seriale può trasformare i suoi comportamenti e sostituire l’abitudine di rimandare con azioni più tempestive.

Ecco i consigli per far sì che tuo figlio impari, con la tua guida, ad agire subito:

Sii fermo quando chiedi a tuo figlio di fare qualcosa di importante. Accertati, con pazienza e amore, che svolga le azioni necessarie.

Aiutalo a suddividere i compiti in micro-step, in modo tale da liberarsi dalla paura del “troppo tutto assieme”.

Aiutalo a pensare nell’ottica degli obiettivi, ovvero aiutalo a considerare ciascun compito come un obiettivo con il suo piano d’azione e una data o un’ora di scadenza entro cui portarlo a termine.

Aiutalo quando ha bisogno di aiuto. Aiutare non significa sostituirti a lui nel portare a termine le azioni, piuttosto significa affiancarlo, incoraggiarlo e dargli l’esempio.

Dai l’esempio tu stesso. Porta sempre a termine le azioni che inizi.


Veronica Remordina


Veronica Remordina profilo

Veronica Remordina è Parent Coach Professionista e PNL Master Practitioner (certificazioni conseguite presso NLP Italy Coaching School), ha una laurea specialistica in Psicologia (titolo conseguito presso l’università degli studi di Pavia). E’ ideatrice e creatrice del Metodo CCA, l’unico metodo che integra le migliori tecniche del Coaching, con le più autorevoli conoscenze Psicologiche e le più efficaci tecniche di PNL nell’ambito del Parent Coaching.